“We Are”, Stefano Fontana aka Stylophonic corona il sogno di registrare con Dave Darlington, che conobbe attraverso i crediti dei dischi che comprava da ragazzo. In controtendenza con quello che succede ora, dopo aver già fatto una quantità enorme di featuring nella sua carriera, Stylophonic ha deciso di affidarsi completamente ad una sola voce, quella di Kena Anae.
In realtà questo album è pronto da tempo.
“E questo è il momento giusto per farlo uscire. I motivi sono fondamentali e ho trovato persone in gamba in Universal. Gianmarco Sandri, che è il mio manager, ha avuto un ruolo fondamentale nella sua pubblicazione; così anche Claudio Vittori”.
Il suono ha la sua giusta collocazione, ora.
“Come da mio background, ho avuto una stretta relazione con la musica underground: l’atteggiamento è quello; poi lascio andare le cose in modo naturale. Le cose più popolari e di moda non mi appartengono”.
Per “We Are” ti sei dedicato al lato più burocratico, negli ultimi mesi.
“Quando fai un album ti scarichi un po’. Intanto ho comprato altre macchine per lo studio. Dal mio punto di vista formativo sono sempre in movimento”.
“We Are” può essere definito… Disco Music moderna?
“Sì, perché no? Dall’avvento della Disco, tutti i generi lo sono, anche la tech-house, la house music”.

Cosa stai producendo a livello discografico?
“Dopo la pubblicazione di una traccia con Flashmob, ‘Freak Da Funk’, più underground, più club; i feed di Jamie Jones e di Nick Fanciulli sono positivi”.
Sei un re delle pubbliche relazioni, non trovi?
“È il frutto di anni di relazioni tessute nel tempo. Se mi richiamano è perché forse ho lavorato bene. Quando pensi di portare una esperienza interessante, possono dirti anche di sì. Bisogna avere pazienza. Le cose vanno fatte. Nulla avviene a caso”.
In che target rientra il tuo progetto?
“Mio figlio si meraviglia di Bruno Mars ma quel suono appartiene al passato. Il mio target è ampio ma non in concorrenza con quello che fanno i giovani. Io faccio delle strade diverse da quelle dei produttori che sono arrivati negli ultimi anni”.

Vecchi produttori si muovono in modo indipendente, con una promo propria, un buon distributore e una etichetta indipendente. È così?
“Forse sì. Benvenuto a chi ha delle idee. Ci deve essere dietro un pensiero, a della musica”.
Un album nel 2018 ha ancora un senso?
“Tecnicamente no. Ha senso se vuoi raccontarti alle persone. Puoi spezzettarlo in più EP. Ragiono irrazionalmente, se si parla di album”.
“Faith” potrebbe essere il nuovo singolo?
“Albertino lo sta mettendo. Lui mi ha sempre supportato. Anche 105, 101 e altre radio mainstream lo fanno. È un diesel, questo album. Sia mai che con una sincronizzazione tutto prenda una piega più mainstream”.


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