Interview

IL TOCCO MAGICO E TRANCE DI FOOLGENIUM

Attualmente vive in Umbria e si occupa di informatica e produzione musicale. La sua opera uplifting trance è su Royal Supreme

Respiro, essenza della vita, da chi è nato in provincia, in quella di Roma, nel 1976. Matteo Caputo è Foolgenium, un appassionato di musica sin da piccolo. Spaziando dalla lirica alla disco degli anni ’80, le sue preferenze si concentrano sull’ascolto e la produzione di musica elettronica e dance, con tutte le loro infinite varianti e sfaccettature. Tanti artisti sono pura ispirazione per lui, dai nomi storici dell’elettronica fino a dj e producer di oggi.

I tuoi studi hanno agevolato il tuo lavoro nella produzione musicale?
“Ho fatto il liceo Artistico e sebbene non ci fossero materie musicali, ha certamente influito moltissimo a livello creativo. Vedi, credo che le arti figurative in genere e la musica siano strettamente connesse, in passato e soprattutto oggi. Ricordo un professore in particolare, che ci faceva dipingere su grandi fogli appesi al muro, ognuno ascoltando la musica che più gli piaceva. Il risultato era sempre spaziale, diversissimo tra ognuno, ma interessante allo stesso tempo.. E soprattutto le persone che ho incontrato e conosciuto a scuola sono state importanti, ci sono stati molti scambi di idee e di opinioni”.

 

 

Come hai scelto il nome d’arte che usi come dj e produttore?
“Il nome d’arte ha un doppio significato: Fool (scemo o sciocco) e genium che è una storpiatura di genius, (genio), che è esattamente l’opposto. Credo che ognuno di noi abbia un pò di questi due aspetti caratteriali. E soprattutto, la sua pronuncia è un omaggio alla bellissima città dove vivo, Foligno. Il suo antico nome in latino è infatti Fulginium”.

Cosa ti ha portato nel mondo dei dj e della musica elettronica?
“Sono stato sempre appassionato di musica, ne ascoltavo fin da piccolo a fiumi e di ogni genere. In casa si è sempre respirata musica, molti miei parenti (zii, nonni) suonavano almeno uno strumento. Io ho avuto le prime tastierine a fiato e poi la prima elettronica, una Casio con le lucine, che conservo ancora gelosamente. Passando alla batteria, senza farmi mancare nulla. Ho sempre creato musica, passavo ore a suonare da bambino e da ragazzino, e man mano che crescevo affinavo i miei gusti verso l’elettronica ed in generale la musica da discoteca. Il punto di svolta arrivò quando, nel 1993 un mio compagno di scuola mi fece conoscere un suo amico che già usava, direi molto bene, synth e sequencer. Rimasi folgorato dalla musica che creava e dalle possibilità che offriva quel modo di comporre e fu allora che cominciai a capire come potessero fare i produttori e dj a sviluppare i brani che poi in quel periodo sentivo alla radio”.

Decidesti di collaborare e creare dei pezzi insieme, per lo più dance con Korg M1 e Atari ST.
“Ci compensavamo, lui aveva un talento pazzesco per trovare i giri musicali a presa rapida (che andavano molto nella dance anni 90) ed io ci mettevo sopra i tappeti ed i sequencer ad 1/16. Dance ipnotica. I brani prendevano letteralmente il volo! Poi arrivarono altri strumenti e le composizioni crebbero di qualità, nel frattempo iniziai a sperimentare anche per conto mio un percorso musicale più astratto ed a cominciare a smanettare con le poche cose che avevo”.

Perché hai scelto la trance?
“In realtà è stata lei a scegliere me. Sebbene apprezzi tutti i generi musicali, mi ha catturato più di tutti, da sempre. La trance la considero la musica degli Dei. La musica dei sogni, quella più interiore che ci possa essere. Con lei esprimi ciò che sei o quello che vorresti essere. E soprattutto dove vorresti essere. Viaggi, sogni, paure, o euforia. Adoro la melodia ma anche ritmi prettamente tribali come quelli africani per esempio. Non che debba essere necessariamente veloce, anche una melodia molto lenta può portarti dove nemmeno immagini”.

 

 

Quali progetti hai per il futuro?
“Brani nuovi, che possano portare energia positiva a chi li ascolta. Sto approfittando di questo periodo buio del nostro tempo per spingere la mia creatività, anche se per quanto mi riguarda preferirei andare in giro per ispirarmi. Quando si potrà, mi piacerebbe andare al mare e creare un brano guardando i cavalloni e sentendo il profumo dello iodio”.

Per realizzare “Respiro” da cosa ti sei lasciato ispirare?
“Respiro è un brano che ha come idea la vita e la vita senza il respiro non potrebbe esistere, almeno per come la conosciamo. Inspira ed espira. Ma il respiro è anche e soprattutto quello dell’universo del quale facciamo parte, che si espande ed è vivo e ci condiziona ogni giorno. Non a caso le discipline orientali, che sono molto legate all’universo, danno al respiro fondamentale importanza”.

Come è organizzato il tuo setup e il tuo flusso di lavoro sul remix?
“Di solito lavoro con una DAW, plugin vari e campioni (specie percussioni).Non ho studio, per ora ho una stanza dove ho il computer e synth. Non c’è una regola precisa, ma di solito la prima cosa da fare è accendere il Pc e provare.. Posso partire da una cassa ma di solito quella la uso solo per darmi il tempo. Spesso da un piano per articolare la melodia o da un tappeto. A volte tutto questo risulta improduttivo e si rende necessario fare altro, uscire se è possibile, divagarsi. E poi spesso la sera quando sono a letto, arrivano le idee ed allora prendo il telefono e canto la melodia oppure la suono al volo con qualche synth che ho installato, affinché non la dimentichi. Il mattino dopo provo a svilupparle e devo dire che spesso viene fuori l’idea giusta”.

Qual è il tuo artista preferito?
“Domanda da 100.000.000 di dollari. Ce ne sono tantissimi, almeno per l’elettronica che ammiro e seguo.. Tra i tanti (sarebbe difficile citarli tutti) ci sono, per esempio i Kraftwerk, passando per JM Jarre (spaziale, ogni concerto è un viaggio puro), Brian Eno, Philip Glass (storico disco Music with Changing Parts, un brano di un’ora senza interruzioni, ma diverso ad ogni minuto). E i dj e musicisti stranieri come Armin Van Buren, gli artisti della Platipus e italiani come Moroder e dj come Mario Più, Kitikonti, Farfa, Gigi D’Agostino, Ricky Le Roy, Emix, Luigi Madonna, solo per citarne alcuni”.

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